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martedì 26 gennaio 2010

La Giubiana di Canzo




Giace questo paesello alle falde dell’erta e brulla montagna
a cui la somiglianza della configurazione
diede il nome di Corni di Canzo, lunati cucuzzoli,
il più alto de’ quali sorge piedi parigini 1076


al di sopra del livello del mare



Canzo è un paese di circa 5000 abitanti posto ai piedi delle Prealpi lombarde e considerato l’apice settentrionale della Brianza benché di fatto non faccia parte della neonata provincia lombarda.
Vi sono tracce di insediamenti umani che risalgono al periodo preistorico, tuttavia le prime tracce di Canzo vengono fatte risalire con certezza all’epoca Romana, benché il toponimo abbia certe origini celtiche.
Canzo è conosciuta dai lombardi per le escursioni ai Celebri “Corni” di cui la foto qui sopra e per l’acqua della sua fonte: il “Gajum” ovvero Fonte del Mallo, per via del grosso noce che sovrastava il bacino della fonte.
In questa sede però vogliamo raccontare la festa della Giubiana, che a Canzo assume un aspetto particolare ed elaborato, ricco di simbolismi e di figuranti.

La festa inizia con l’annuncio appeso nel portico del mercato circa 15 giorni prima dell’ultimo giovedì di gennaio, che recita per l’appunto:
La Giubiana de Canz, l’ultim giudei de gineè
(la Giubiana di Canzo, lìultimo giovedì di Gennaio)

Il giorno del rogo vengono fatti i preparativi per la pira sulla quale verrà giustiziata la Giubiana e quindi inizia tutta una serie di scenette lungo le strade del paese dove emergono simboli e tradizioni di chiara origine pagana. Ma entriamo nel dettaglio.
La Giubiana viene legata ad una sedia e posta su un carro trainato da un asino e scende per le vie del centro storico accompagnata da vari figuranti che elencheremo in seguito, ma soprattutto dal suono cadenzato di percussioni che creano un’atmosfera lugubre quanto grottesca.
Ad un certo punto del percorso  da una finestra del paese appare il Diavolo, figura che per il vero cambia negli anni, al cospetto del quale la Giubiana canta un’ode cui il Diavolo risponde con frasi senza senso.



A metà paese altra rappresentazione degna di nota è il bal de l’ursu e del cacciadur nella cui danza al suono di fisarmoniche e cornamuse il cacciatore doma la rappresentazione della forza bruta della natura.
Il corteo procede quindi verso la piazza centrale dove spiccano le figure dei Regiuù (gli anziani) riconoscibili dal capel (cappello, simbolo di virilità) e tabar (mantello), delle Strie (le streghe) che gettano segatura sulla folla e dagli spiriti della natura come l’Anguana, una sorta di fata benefica della tradizione alpina, creatura magica delle acque qui vestita di bianco e adornata di calicantus, l’unico fiore dell’inverno, e l’Omm Salvadech (l’uomo selvatico) che porta in mano un ramo secco e silente, dispensa doni solo a chi gode della sua simpatia.
Giunti alla Piazza si comincia il processo, dove compaiono testimoni che accuseranno la Giubiana di essere causa dei mali dell’anno passato, l’ aucat di caus pers (l’avvocato delle cause perse) che cercherà di difendere la Giubiana e il consiglio dei Regiuù che alla fine decreterà la condanna al rogo della Giubiana, con la formula :
E sicome la stabiliss la leg quaranta dal voccent sesantot
che dopo ‘l procèss gh’è la lugànega e ‘l risott,
la sentenza a la fin la pò vess pronunziada
La giubiana , stasira, ca la sia brusada!

Dopo il rogo, la festa continua con la distribuzione del risotto con la salsiccia (lugànega) e con il vin brulè.
Veniamo ora ad elencare le figure e i simboli che compaiono il corteo:
  • i Pumpier in bicicleta: hanno il compito di assicurare il corretto svolgimento del corteo facendo attenzione, logicamente a circoscrivere i pericoli derivati dalla costante presenza del fuoco. Le biciclette e la pompa-idrante a mano sono d’epoca.
  • I Buschiroo ovvero i boscaioli, con i loro attrezzi d’epoca
  • l’Alpeè, ovvero l’abitante dell’ALpe che porta le corna di caprone (i corni del bech)
  • i Pastùr, il pastore che suonano il corno
  • gli Scarenej della vicina campagna di Scarenna, storicamente legata ai contadini canzesi
  • il Carètt di paisan, il carretto dei contadini trainato da un’asino che porta la Giubiana e il Boia
  • il Traìn un carro carico di fascine di legna, simbolo dell’economia invernale
  • i Cilostar o candelieri che accompagnano incappucciati di rosso il corteo a simboleggiare la vittoria della luce sulla tenebra

  • Il Barbanegra, l’indovino che dispensa le fortune del futuro
  • le Strij picitt , le streghe che incutono paura ai bambini
  • i Diauj da la bèla vus, i diavoli dalla bella voce che intonano le odi alla Giubiana
  • i Bunn e i Gramm, letteralmente i buoni e i maligni, bimbi vestiti a seconda, di bianco e di nero, che al suono di campanelle o di percussioni improvvisate (latte e coperchi) accompagnano chiassosi il corteo
  • il Boja, l’esecutore che trappresenta l’imminente condanna
  • L’Anguana, la fata acquatica che abita ai piedi del Cepp de l’Angua, che dispensa noci agli astanti
  • L’Omm selvadech, personaggio della mitologia alpina abitante del Cimin del la Tènura
  • L’Urzu, l’orso abitante della Crota del Bavèsc simbolo della forza brutale della natura che l’uomo deve imparare a domare
  • il Casciadùr, il cacciatore preposto a domare l’orso e a farlo danzare al suono delle cornamuse
  • la Cumar de la cuntrada, che leggerà il testamento della Giubiana
  • L’Aucat di Caus Pers, avvocato delle cause perse che viene da Milano per difendere la Giubiana
  • I Regiuù, ovvero gli anziani cui nelle grandi famiglie patriarcali del recente passato si faceva riferimento per le decisioni importanti o per risolvere le controversie.
  • La Giubiana, simbolo della natura sterile che solo morendo puo rigenerare la vita, a Canzo accompagnata da alcuni simboli, come la Gamba Rossa,  a ricordare una leggenda che voleva che la Giubiana dotata di gambe lunghissime ricoperte di calze rosse scendesse dai camini a spaventare i bambini, il Buffet, simbolo dell’aria, la Moja (attrezzo da camino) simbolo del fuoco, lo zapin (zappa) simbolo della terra, e il cazul (mestolo) a simboleggiare l’acqua.

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