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venerdì 30 dicembre 2011

5 miti per le feste: Natale, Capanna, Stella, Re Magi e Befana.


Questo post deve la sua stesura ad un interessante scritto del professor Bazzana sul suo blog riguardante 5 miti per Natale
Come spiega il professore, la lista, invero poco più che un gioco, è un piccolo elenco di 5 informazioni riguardanti la Natività di Cristo; gioco che riprendo come tale, giacché sono convinto che quello ludico sia un ottimo sistema per stimolare la curiosità (che poi è il viatico per il sapere), cercando di dare il mio piccolo contributo.
  • Il primo mito riguarda la data della natività, ovvero il 25 Dicembre di quello che consideriamo l'anno 1. Partiamo con l'anno: sappiamo che è una vera è propria convenzione e anzi, per assurdo, se di una cosa che siamo certi è che seguendo le fonti, Cristo non può essere nato l'anno 1! I due riferimenti del Nuovo Testamento parlano di nascita durante il regno di Erode il Grande, morto nel 4 a.C. e il primo censimento effettuato in Siria, data probabile tra il 6 e l'8 a.C. Pare, dunque, che il primo miracolo del nascituro sia stato quello di nascere 6-7 anni prima della sua data di nascita! Scherzi a parte, nemmeno il mese e il giorno pare siano sicuramente corretti: ne avevo parlato un po' più approfonditamente qui. Riassumendo, ad Alessandria d'Egitto alcuni introdussero l'idea che fosse nato a maggio mentre altri sostenevano ad aprile. San Cipriano era convinto che il giorno della natività cadesse in marzo, il 28, giorno in cui Dio avrebbe creato il sole. San Crisostomo con calcoli che ricordano quelli degli odierni teleprofeti di improbabili apocalissi made in USA, calcolò infine il 25 Dicembre che guarda caso coincideva con il culmine delle celebrazioni mitraiche del Sole Invitto, molto sentite a Roma quando la religione mitraica era in competizione con quella cristiana. Riguardo all'anno ci sarebbe da fare un ulteriore specifica: alcuni parlano di anno zero della nuova era, ma per ragioni "matematiche" ciò non è possibile. Dionigi il Piccolo che stabilì la data (sbagliata) della nascita di Cristo non conosceva ancora lo "zero", concetto rivoluzionario che fu "inventato" dagli indiani e poi portato in Europa dagli arabi. Nessuno si sognò mai di correggere l' "errore", tanto che ancor oggi l'inizio del secolo si fa coincidere con il primo anno che riporta l'uno nella posizione delle unità (es il XX sec è iniziato nel 1901 ed è terminato nel 2000, l'attuale secolo e quindi il terzo millennio hanno avuto inizio il 1° gennaio del 2001, ecc)


  • La locazione della nascita. Gesù viene detto Nazareno poiché la tradizione lo vuole originario di Nazareth, cittadina della quale però, è bene sottolineare, non si hanno riscontri nel vecchio testamento, né nei testi ebraici, né vi sono fonti romane che citano un paese di tal nome (il nome viene citato solo in alcuni vangeli) . Sembra tuttavia che recenti scavi abbiano portato alla luce quella che poteva essere la Nazareth neotestamentaria. Ad ogni modo,  alcuni sostengono che nazzareno derivi da una storpiatura di "nazoreo" o "naziereo", titolo riservato coloro che si consacravano a Dio, consacrazione che comportava alcune restrizioni comportamentali. Sembrerà strano, ma spesso ciò fa e ha fatto confondere parecchi fedeli circa il luogo di nascita di colui che reputano il salvatore. Tuttavia benché denominato "di Nazareth", la maggior parte degli studiosi convergenza sull'immagine che Gesù nacque a Betlemme, dove a detta dell'evangelista Luca la santa famiglia si era recata per il censimento. Ivi avrebbero trovato rifugio in una stalla, poiché le stanze (non certo di "alberghi", come fa notare il Professor Bazzana) erano già tutte occupate. L'idea della grotta viene presentata per la prima volta nei vangeli apocrifi in particolare in quello denominato Protovangelo di Giacomo. In altri apocrifi vengono poi inseriti numerosi altri particolari, totalmente alieni ai canonici, fino a giungere all'apocrifo del VIII-IX secolo denominato Pseudo Matteo ove sono inseriti l'asino e il bue poi ripresi e resi celebri da San Francesco nell'istituzione del Presepe.


  • La Stella Cometa. Coglierà di sorpresa i fedeli più distratti sapere che nei vangeli non si parla mai di cometa, ma solo di stella. Ovviamente ha poco senso parlare di stella e di cometa come termini tra loro associati essendo due corpi celesti di natura totalmente diversa, ma questo poco importa alla nostra storia. Basti pensare che la trasformazione della stella in cometa si ebbe in epoca medioevale. Eppure l'idea di determinare la data di nascita del bambinello attraverso lo studio degli astri, passò anche per la cerca di una possibile cometa e, a riprova di ciò, sappiamo dalle cronache astronomiche, sia occidentali che orientali (babilonesi, cinesi e coreane) che non vi è traccia del passaggio di alcuna cometa tra l'8 a.C e il 4 d.C.  Di contro, tutte registrano il passaggio di un corpo celeste dotato di ampia chioma nel 12 a.C. Astro che oggi sappiamo essere la celebre cometa di Halley. Probabilmente l'idea della cometa nacque dall'interpretazione del testo evangelico dove l'astro viaggia e quindi si ferma, mentre le stelle di fatto, pur muovendosi nel cielo per via della rotazione terrestre rimangono con la stessa configurazione. Il mistero delle "stelle mobili" che però non erano comete, fu risolto in maniera rocambolesca niente poco di meno che da Johannes Keplero. Nel 1604 osservando la volta celeste poté assistere all'accendersi di una supernova, cosa che egli erroneamente correlò ad un fatto piuttosto raro, ovvero la congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. Keplero si convinse, errando, che la congiunzione doveva essere legata alla comparsa di una nuova stella ("Super-nova", cioè stella più luminosa di una "Nova", ovvero "stella nuova") e andando a ritroso scoprì che una congiunzione dei due pianeti nei pesci avvenne l'anno 7 a.C. Forse, dedusse, i Magi interpretarono in modo astrologico la congiunzione sostenendo l'arrivo di un grande re (Giove) di giustizia (Saturno) presso gli Ebrei (i Pesci sono un simbolo d'acqua e associando per estensione Mosè, salvato dalle acque, al suo popolo). L'ipotesi fu suffragata, in un certo senso, dal ritrovamento nel secolo scorso di due tavolette d'argilla babilonesi dove si riporta con enfasi la congiunzione calcolata da Keplero, segno che all'avvenimento si dava una certa importanza astrologica. 

  • I Re Magi, non erano re, per lo meno nulla lo farebbe pensare, né le fonti evangeliche, né eventuali fonti esterne al cristianesimo. La parola Magi deriva dal greco e identifica i sacerdoti del culto di Zoroastro o gli astrologi in genere per estensione ed è, per altro, una forma edulcorata per distinguerli da "maghi"  il cui nome evoca nel cristianesimo, o ciarlatani o asserviti al demonio. I Magi divennero re solo tardivamente attraverso gli apocrifi e forse per compiacere quanto scritto nel salmo LXII: 
    Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi. A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni.
    Nemmeno il colore a rappresentanza delle razze umane ha alcun riferimento e tanto meno i nomi che dunque non sono altro che frutto di fantasia, non fosse che, a parte forse Gaspare simile a Jasper, non sono nomi di origine persiana. Probabilmente culto e colore della pelle volevano rappresentare l'universalità del messaggio e richiamando le tre razze camitica, semitica e iafetica derivate dai tre figli di Noè.  Le tombe e quindi i corpi dei Magi vennero rinvenuti dalla più grande Indiana Jones della Storia, tale Sant'Elena madre dell'Imperatore Costantino, da molti creduto cristiano, sebbene divenne tale solo in punto di morte e  per di più abbracciando quella che poi sarebbe diventata l'eresia ariana (!).  Tra le altre cose che ritrovò Sant'Elena nella sua carriera di archeologa vi sono la Vera Croce, la croce di un ladrone, la spugna imbevuta d'aceto, la corona di spine e il Titulus crucis.
  • La Befana. Mi rendo conto che è un po' fuori contesto senonché di mito si tratta ed è ciò che i bambini in realtà festeggiano come ultimo giorno delle lunghe feste natalizie. Il nome sembra sia semplicemente una storpiatura del termine Epifania, ovvero manifestazione. Presso i primi cristiani la festa dell'Epifania aveva una valenza superiore a quella della Natività sebbene, solo in un secondo tempo, con tale termine, si decise di far riferimento alla sola adorazione dei Magi. Inizialmente infatti erano epifanie tutte le manifestazioni della divinità di Gesù (quindi anche il battesimo, le nozze di Cana e i vari miracoli). Ma come e perché si è giunti alla "befana" passando da "epifania"? Innanzitutto va detto che la figura della "befana" appartiene esclusivamente al folklore italiano e con molta probabilità il suo mito affonda addirittura in epoca preromana. Vi erano festività che si protraevano dopo il solstizio nei popoli dell'italia centromeridionale che facevano riferimento ad una divinità impersonificazione della salute e della forza, il cui nome presso i Sabini era Strenna, o Strenia  a cui venne dedicato il bosco sacro fuori Roma. Già agli albori di Roma, cito Varrone, si usava raccogliere un ramoscello dal bosco sacro della dea, l'arbor felix, poi usato per il rito di accensione del fuoco sacro dedicato alla dea vesta. Tale ramoscello veniva chiamato anche strenna, parola che benché caduta in disuso, conserva tutt'oggi il significato di dono natalizio. Infatti al termine dei Saturnalia, le festività solstiziali dell'inverno, era uso scambiarsi doni o monete. Come già accaduto tante volte, il Cristianesimo tentò di debellare queste feste pagane, o condannandole o trasformandole. In tal caso ci vuol poco ad immaginare come la divinità silvana si trasformò nella simpatica vecchietta, molto simile a quello che nell'immaginario collettivo rimane la rappresentazione di una strega, ovvero una vecchia assai brutta, vestita di stracci a cavallo di una scopa (non esattamente quella dell'immagine scelta!). Vi sono, ovviamente, molte altre ipotesi, una meno probabile dell'altra (penosa quella della vecchina che non volle indicare ai Magi la retta via e che pentitasi tentò di seguirli espiando la sua colpa donando dolcetti).
Il mito a differenza di ciò che spesso si dice, non smette di affascinare nemmeno quando è spiegato, e questo da una lato è una cosa molto bella. Così non fosse, avremmo perduto una parte importante del nostro divenire come genere umano. D'altra parte esso sa anche perdurare come Rivelazione, quasi che mito e realtà coincidano. Questo, e con questo concludo, a mio modesto parere non è assolutamente una cosa buona, ma solo un mezzo per esercitare potere sull'ignoranza e sulle superstizioni altrui.

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