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lunedì 5 dicembre 2016

Analisi di una sconfitta



La sbornia referendaria è terminata ieri con la sconfitta inequivocabile dei cittadini. 

No, non è una presa di posizione postuma sulle ragioni del SI e del NO: io ho fatto la mia scelta, ho votato, consapevole, come già introdotto nel post "Chi perderà al referendum" scritto un paio di settimane fa, che non ci sarebbero stati vincitori, ma solo sconfitti. 
Ho espresso i miei dubbi sulla riforma proposta, facendo notare che molti punti erano controversi, come del resto ammesso anche da chi la riforma la proponeva adducendo a loro discolpa che era frutto di compromessi al ribasso.
Che diciamocela tutta, è una cosa inconcepibile quando si parla di regole del gioco!
Ho anche fatto notare che altri punti erano auspicabili (eliminazione delle Province, abolizione del Cnel) sebbene, a differenza di quanto si andava sbandierando, l'eventuale soppressione di tali enti non avrebbe garantito alcun reale abbassamento di costo, ma probabilmente solo uno spostamento delle competenze e quindi dei costi ad esse legate. 
Ho espresso il dubbio che l'aver inserito cose auspicabili insieme ad altre poco chiare o dannose avrebbe reso indigesto qualunque decisione.
Ho infine ribadito, a differenza di molti commentatori, che di fondamentale importanza, al fine di una corretta valutazione, non occorreva solo entrare nel merito della riforma, studiandone le implicazioni, ma anche verificare chi avrebbe dovuto rendere effettiva la riforma.
Perché è, e resta, mia convinzione che a fare la differenza non siano le regole, ma chi è chiamato a renderle operative. 
Oggi molti si attestano vincitori, ma non lo sono. 
Non lo è la Lega di Salvini, il quale ha dimostrato per l'ennesima volta la propria pochezza di analisi , non entrando mai nello specifico della riforma, la quale evidentemente, già ostica per persone più preparate, non poteva che risultare incomprensibile ad un produttore seriale di frasi fatte e luoghi comuni. 
Salvini, oggi, si dice addirittura pronto a governare (qui)  e di  auspicare che si vada al voto presto con qualunque legge elettorale. Questo la dice lunga sulla qualità del leader leghista.
Sarebbe interessante capire come un partito con poco meno del 13%  (in calo secondo i sondaggi di ieri) possa candidarsi a governare, sopratutto alla luce del fatto che dovrebbe candidarsi come leader di una coalizione di centro destra dove permane l'ingombrante figura del redivivo Cavaliere. Secondo i sondaggi poi, Lega, Foza Italia, e rimasugli della fu Alleanza Nazionale cuberebbero il 29%, ovvero quanto il M5S. 
Personalmente ritengo che Salvini non abbia convinto nessuno altro oltre  quelli che già lo votano.
D'altra parte la Lega Nord è stata una forza di governo, alla luce dei fatti, totalmente inutile, che ha espresso personaggi oltre il limite del ridicolo, più vicini a maschere della commedia dell'arte partoriti dal sonno della ragione, che a politici,  a partire dal vecchio leader, per proseguire con cerchi magici, ed è stata incapace di realizzare qualsivoglia riforma, convincendo via, via i propri elettori che si era ad un passo dall'obiettivo. Anche se ca ricordato come questo obiettivo magicamente cambiasse nome e sostanza:  secessione, devolution, federalismo, federalismo fiscale. 

Non ha vinto Forza Italia, un po' perché il suo leader è ormai visibilmente sopraffatto dall'età, dai problemi di salute, nonché dalla lacerazione del suo personale conflitto di interessi che lo ha portato a fare salti mortali per rinnegare le riforme proposte dalla Boschi-Renzi, di fatto una copia sbiadita di quella da lui proposta una decina di anni fa.  D'altra parte se avesse vinto il SI ci sarebbe stato l'accentramento di poteri da lui voluto, purtroppo in un momento storico dove solo un miracolo potrebbe riportarlo al ruolo di Primo Ministro. Ah come avrebbe goduto a suo tempo! Lo ha ammesso lui stesso, tra le righe, nelle ultime interviste; lo ha ribadito il suo alfiere Brunetta, che pur con tutti i difetti dell'uomo, a differenza di Salvini, possiede l'intelligenza, di capire che il risultato referendario non garantisce alcunché alle forze politiche che si sono schierate dalla parte vincente.
Saggiamente ha lasciato la patata bollente al Presidente della Repubblica e alla Sinistra, che fino a prova contraria è ancora titolare della maggioranza nell'attuale parlamento.

Non hanno vinto gli Ex An che al di là delle comparsate della Meloni in TV (e anche lì ci sarebbe da ridire sulla qualità) non è in grado di esprimere praticamente nulla (si è visto a Roma).

Non ha vinto il PD che anzi, è riuscito a perdere due volte: ha demolito la figura del suo attuale leader lasciando il partito senza guida e, per l'ennesima volta, ha dimostrato di non poter far convivere al suo interno figure di estrazione culturale diverse come ex democristiani e ex comunisti. Ci si aggiunga poi la presenza imbarazzante e la difesa degna del teatro dell'assurdo di personaggi come De Luca e la frittata è fatta (il discorso  del Presidente della Regione campana, pur probabilmente non avendo nulla di penalmente rilevabile è o per lo meno dovrebbe essere moralmente inaccettabile in qualunque democrazia evoluta e il protagonista dovrebbe, se non in grado di autosospendersi, immediatamente ostracizzato).

Non ha vinto Renzi, che stupidamente ha personalizzato il referendum per poi scoprire che non era poi così tanto amato.
Novello Icaro pensava di poter raggiungere il sole con ali di cera e come quello del mito è precipitato. 
Personalmente non ho mai amato il rottamatore fiorentino. L'ho sempre considerato una sorta di cavallo di Troia e non è un caso che la sua carriera è decollata quando ha iniziato a frequentare alta finanza, quando si è fatto portavoce delle istanze di Confindustria, quando è corso ad Arcore per accordarsi con il leader dell'opposizione. Non è un caso che, pur apparentemente di sinistra, abbia avversato le organizzazioni sindacali, scherzato l'ANPI, eliminato l'articolo 18 (che aveva resistito a 20 anni di Berlusconismo), drogato il mercato del lavoro (sgravi e vaucher) per far risultare assunzioni con numeri che nonostante tutto, non hanno nulla  di eccezionale, specialmente se confrontati con quelli dell'Euro zona.
C'è da riconoscere però che la personalizzazione del referendum ci fa riflettere sulle dimensioni del fenomeno Renzi, che pur sconfitto, ha scoperto di valere da solo quanto le altre forze in campo: se da solo ha perso, da solo ha catalizzato il 40 e rotti percento dei voti (dato da prendere con le pinze, una cosa è un opinione su un tema benché personalizzato, altro è un voto politico. altrimenti dopo il referendum sul divorzio avremmo dovuto avere un governo Pannella).
Sarà interessante vedere martedì cosa uscirà dalla riunione degli organi PD.
Rimanendo sul mio metro di giudizio, comunque, la personalizzazione ci sarebbe comunque stata: in caso di vittoria sarebbe stato lui a condurre in porto la riforma e soprattutto la parte rimasta in sospeso , ovvero la legge elettorale e, mettiamola così, io da Renzi non comprerei mai un'auto usata.

Non ha vinto, non del tutto almeno, il Movimento 5 Stelle, perché come per la Lega, poche volte sono entrati nel merito della riforma, e quando lo hanno fatto, spesso e volentieri hanno dimostrato un'inettitudine disarmante (non si contano i fakes e le improbabili dietrologie propinate dal Movimento).
Personalmente mi fa paura l'idea di affidare il paese a personaggi come Di Maio e compagni, capaci, al più, di cavalcare l'onda del dissenso ripetendo slogan triti e ritriti e soprattutto poco credibili. Ribadisco è mia opinione personale, che al di là delle idee, che rimangono nel campo del metafisico, sono le persone che fanno i fatti. 

In generale, non ha vinto alcun partito perché non vi era in realtà nulla da vincere. I partiti hanno espresso opinioni più dettate da perverse logiche demagogiche che non per reale convinzione. Ne è riprova quanto riportato nel precedente post sopra citato, nonché l'attuale caos dove tutti si rimangiano le promesse fatte pur di non assumersi responsabilità.

Non ha vinto lo Stato, perché non è cambiato nulla se non che alle prossime elezioni dovremo andare a votare con due leggi differenti per Senato e Camera, una delle quali dichiarata incostituzionale, (sebbene poi si sia fortunatamente e sottolineo, nonostante tutto, fortunatamente, deciso di ammettere la legittimità della votazione). Permangono sovrastrutture inutili perché decurtate di varie competenze i cui costi però continueranno a gravare sulla cittadinanza (e non parlo solo di soldi, ma si veda per esempio chi sono i soggetti coinvolti nella recente disgrazia del crollo del ponte sulla Milano - Lecco).

Soprattutto hanno perso i cittadini perché il referendum, non solo non ha cambiato le regole, ma di fatto rimette tutto in mano agli incapaci di cui sopra.
Ma non solo, hanno perso perché si è evidenziato immediatamente l'approccio fideistico/campanilistico delle parti e quindi la quasi totale incapacità di dialogo. Sono volati insulti, accuse, ognuno era convinto di avere la totale verità dalla sua, mentre è evidente che, almeno parte della riforma, sarebbe stata auspicabile. 
La vera sconfitta è che il substrato culturale su cui poggia il sistema democratico è marcio perché marci siamo noi cittadini, sempre più leoni da tastiera e sempre meno disposti a ragionare confrontandoci. E questo, è davvero triste.




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